giovedì 26 febbraio 2015
Faccette estetiche in ceramica
La paziente, una giovane donna, presenta discromia sull'incisivo laterale sinistro e un incisivo laterale (destro) in cross bite e di dimensioni ridotte rispetto all'omologo controlaterale.
Per correggere l'estetica, come da rischiesta dellla paziente, proponiamo di scegliere la riabilitazione mediante faccette in ceramica piuttosto che quella mediante corone totali tradizionali.
Il vantaggio derivante dalla scelta consiste nell' abradere il minor tessuto dentario possibile e quindi di essere maggiormente conservativi.
Un altro vantaggio è rappresentato dal margine di preparazione appena sopra-gengivale per permettere la minor invasione possibile del solco gengivale.
Le faccette in ceramica, ceramica feldspatica, pur essendo estremamente sottili, possiedono quell'opacità e quella robustezza tale da coprire discromie e correggere la forma.
Dopo una settimana, tempo durante il quale la paziente ha portato dei provvisori in composito ribasati e cementati provvisoriamente, si procede alla cementazione.
La procedura di cementazione (cementazione adesiva mediante cemento composito duale) presenta la maggiore difficoltà di tutta la riabilitazione, in quanto è necessario l'isolamento tramite diga di gomma, ribattuta in maniera scrupolosa nei solchi gengivali.
Ogni faccetta viene cementata singolarmente.
Al termine della cementazione, vengono rifiniti i bordi e levigati per non avere soluzioni di continuo all'interfaccia ceramica/cemento/dente.
Infine vengono tarate l'occlusione ed i movimenti di lateralità/protrusione.
Al termine della cementazione si può notare come la discromia dell'incisivo centrale sinistro e l'ipoplasia dell'incisivo laterale destro siano state brillantemente corrette, conferendo al sorriso un aspetto armonico.
Si ringrazia il Laboratorio Odontotecnico Rinaldi del Sig. Odt. Daniele Rinaldi per il prezioso lavoro di manifattura protesica.
venerdì 19 dicembre 2014
Split crest mediante piezochirurgia combinato a mini-rialzo transcrestale e GBR per inserimento impianti in cresta mascellare atrofica
La paziente, di anni 50 si presenta alla nostra osservazione per la riabilitazione dell'arcata mascellare sinistra, possibilmente mediante protesi fissa.
FASE DIAGNOSTICA
La paziente presenta un moncone non più congruo del canino superiore sinistro, ex pilastro di ponte, rimosso per la perdita dei pilastri posteriori (Figg.1,2)
Dalla TC/Cone beam si evince la marcata atrofia della cresta edentula, sia in senso orizzontale che in senso verticale (Fig.3)
Di fronte alla complessa gestione dell'atrofia orizzontale, che avrebbe previsto un innesto ad onlay con prelievo extraorale (e quindi con ricovero ospedaliero, narcosi e prolungato tempo di restituito ad integrum).
Si opta quindi per estrarre il moncone del canino, eseguire la socket-preservation, e attendere la rigenerazione alveolare e gestire la riabilitazione occupandoci solamente dell'atrofia verticale, programmando un intervento di split crest combinato a minirialzo di seno mascellare ed eventualmente Guided Bone Regeneration (GBR) mediante osso xenologo e membrana.
1°FASE CHIRURGICA
split crest, minirialzo di seno,inserimento impianti e GBR
Dopo circa 4 mesi dall'estrazione del canino, viene programmato l'intervento per inserire due impianti in posizione 2.3 e in 2.5 per ottenere due pilastri per un ponte di tre elementi implantosupportato.
La cresta si presenta di spessore ridotto (atrofia verticale) come da Figg.4 e 5.
Viene incisa la cresta mediante lama 15c (Fig.6) e successivamente scollato il periostio per scheletrizzare la cresta, mantenendolo aderente all'osso più apicalmente per consentire la frattura indotta dallo split crest "a legno verde" (Fig.7).
Mediante l'inserto seghettato dell'unità piezosurgery viene condotta un'incisione in cresta per poterla "splittare" (Fig.8). L'ausilio della piezochirurgia permette di operare in tutta sicurezza e precisione, minimizzando la perdita di tessuto intercorticale altrimenti verificabile mediante utilizzo di tradizionali strumenti rotanti.
L'incisione piezochirurgica viene condotta per una profondità di almeno 5-6 mm.
Si inserisce quindi un divaricatore mediante micromotore chirurgico a torque controllato a 20 N, inferiore alla soglia di frattura dell'osso e lo si lascia agire per permettere alle fibre elastiche dell'osso di distendersi e quindi alla cresta di allargarsi (Fig.9).
Lo split crest viene ulteriormente incrementato aiutandoci con un osteotomo dello stesso diametro dell'impianto previsto (Fig.10), anche per eseguire contestualmente un mini-rialzo di seno mascellare secondo Summers modificato.
Si può notare al termine della fase di espansione della cresta quanto spazio utile si sia creato per permettere l'inserimento dell'impianto in sede 2.5. (Fig.11)
Viene quindi inserito l'impianto (Lunghezza 10 diametro 4) con l'ausilio del cricchetto dedicato. (Fig. 12-13).
Quindi si procede all'inserimento dell'impianto in sede 2.3.
Viene eseguito l'invito mediante inserto clindrico montato sull'unità piezosurgery.
Il vantaggio rispetto ad una fresa pilota è quello di poter procedere con estrema delicatezza, centrando il foro d'invito senza rischiare di bucare una delle due corticali e quindi compromettere il corretto posizionamento dell'impianto (Figg. 14-15-16).
Gli impianti ora sono inseriti nelle posizioni previste (Fig.17).
Per poter procedere alla GBR occorre passivare adeguatamente il lembo chirurgico mediante incisioni periostee. Si noti in Fig.18 come, una volta passivato il lembo, possa essere allungato per poter ricoprire il successivo innesto senza tensioni che rischierebbero di far saltare le suture e così compromettere il buon esito della rigenerazione.
Siccome nella porzione più mesiale la cresta vestibolare ottenuta dallo split era estremamente sottile, abbiamo optato per rimuoverla e supplire mediante innesto di osso xenologo poi ricoperto mediante membrana in PGA (Vycryl), in doppio strato, a cavallo dell'innesto (Figg. 19-20).
Il lembo viene quindi suturato al palato mediante sutura in Vycril 4-0 mediante punti a materassaio orizzontale.
Nella Fig.22 si può notare come si presenta la cresta dopo circa quattro mesi dall'intervento, completamente sigillante l'innesto, prima di procedere alla seconda fase chirurgica, prevista ai sei mesi.
2°FASE CHIRURGICA
management dei tessuti molli
Passati sei mesi dall'inserimento degli impianti (periodo in cui il materiale da innesto ha guidato la neorigenerazione dell'osso periimplantare), per poter creare un'adeguata banda di gengiva cheratinizzata vestibolare ai profili di emergenza dei monconi protesici, programmiamo un intervento di chirurgia plastica.
Come si vede in Fig. 23, viene incisa una linea sul palato, dove c'è abbondanza di tessuto cheratinizzato, e lo si scolla delicatamente a mezzo spessore, mantenendo quindi in sede il periostio, per ribaltare così il lembo vestibolarmente.
Il periostio viene resecato in corrispondenza degli impianti per permettere la sostituzione delle viti primarie di chiusura con viti secondarie di guarigione transmucosa (Figg. 24-25).
Il lembo cheratinizzato viene quindi suturato con filo Vycril 5-0 mediante punti a materassaio verticale.
FASE PROTESICA
Ottenuta la guarigione della seconda fase chirurgica, si procede con la presa d'impronta.
Vengono quindi modellati i monconi e avvitati agli impianti.
Infine viene cementato il ponte in lega preziosa e ceramica.
Si noti il guadagno in spessore della cresta (Figg.27-28 in confronto alle Figg. 4-5), nonchè l'abbondante guadagno di gengiva cheratinizzata.
venerdì 5 dicembre 2014
Estrazione di dente del giudizio impattato in semiritenzione ossea mediante ausilio della piezochirurgia
La piezochirurgia è una tecnologia affermatasi all'inizio degli anni 2000, e permette di operare in massima sicurezza quando si tratta di eseguire fini resezioni ossee in zone in cui necessita particolare attenzione per non lacerare tessuti molli, data la peculiarità di tagliare solo i tessuti mediante la punta vibrante ad ultrasuoni.
Nel caso dell'estrazione dei denti del giudizio inferiori è sempre utile poter eseguire la sindesmotomia , cioè l'allargamento dello spazio tra dente ed osso in tutta sicurezza, data la vicinanza del Nervo Alveolare Inferiore.
Nel caso in questione, come si può vedere dalle immagini radiografiche TC-Cone beam e cliniche (Fig.1), abbiamo un 4.8 orizzontale, in semi-inclusione fosse, impattato contro il secondo molare inferiore adiacente.
Si noti come la radice distale sia in stretto contatto con il Nervo.
L'intervento è stato condotto mediante incisione intrasulculare al secondo molare ed estesa per circa 2 cm lungo la branca montante della mandibola (Fig.2).
Per rendere possibile l'avulsione è stata condotta coronotomia (Fig.3).
Quindi, con l'ausilio dell'unità piezosurgery, è stata condotta osteotomia vestibolare (Fig.4) per agevolare le successive manovre estrattive, e sindesmotomia lungo l'asse lungo della radice distale.
Quindi le radici sono state sezionate (rizotomia) e divise (Fig.5)
Così facendo è sufficiente utilizzare le leve a disposizione per estrarre le radici. Particolarmente difficoltosa è stata l'estrazione della radice distale a causa dell'apice ricurvo (Fig.6).
Tra gli altri vantaggi dell'utilizzo della piezochirurgia ricordiamo la formazione di radicali liberi dell'Ossigeno, provocati dalla vibrazione ultrasonica dell'acqua, che rende il campo chirurgico più pulito e soggetto a fenomeni di guarigione-riparativi più rapidi e con minori complicanze infettive.
Sicuramente il vantaggio maggiore consiste nel poter operare senza lo stress del rischio di lesionare strutture delicate quali nervi e tessuti molli del lembo d'accesso.
sabato 22 novembre 2014
Ricostruzione di dente endodonticamente trattato fortemente compromesso
Presentiamo ora un altro caso di ricostruzione di dente, endodonticamente trattato, che ha perso gran parte di sostanza dentaria per frattura delle pareti e che presenta una vecchia otturazione in amalgama, infiltrata.
Siccome un restauro diretto non garantirebbe un'adeguata copertura cuspidale, abbiamo optato per la progettazione di un intarsio di tipo "overlay".
Al dente viene rimossa l'otturazione in amalgama d'argento, e il canale distale viene preparato per la cementazione adesiva di un perno in fibra di vetro. Viene quindi seguito build-up dell'elemento dentario mediante cemento duale, e successivamente preparato per l'impronta.
Dopo qualche giorno il manufatto viene cementato (rigorosamente sotto diga per permettere un adeguato controllo dell'umidità).
Il manufatto si integrerà perfettamente, sia funzionalmente che esteticamente, nel cavo orale.
Questo tipo di restauro presenta più vantaggi.
Ad esempio, è una valida alternativa alla classica corona (o "capsula"). Rispetto a questa, prevede tempi di finalizzazione minori, un miglior controllo di placca all'interfaccia margine protesico/parodonto nonché un costo minore al paziente.
mercoledì 12 novembre 2014
Riabilitazione implantoprotesica complessa superiore e inferiore
Il caso presentato è relativo ad una riabilitazione complessa, combinata, superiore ed inferiore.
Superiormente la paziente era portatrice una protesi fissa non più congrua, per funzione (in quanto alcuni elementi dentari strategici erano compromessi da fratture radicolari e causa di ascessi) e per estetica.
Inferiormente erano presenti residui radicolari da precedenti estrazioni e due vecchie corone infiltrate e periodicamente causa di ascessi.
Abbiamo provveduto, per quanto riguarda l'arcata superiore, ad estrarre i residui radicolari dopo aver rimosso la protesi fissa superiore, e ad inserire gli impianti. In totale 8 impianti.
Sul canino superiore di destra era presente una lesione cistica importante, che abbiamo provveduto a riempire con osso xenologo per favorire la rigenerazione ossea.
Dopo circa sei mesi, tempo in cui la paziente è stata portatrice di una protesi totale rimovibile, abbiamo provveduto a "scappucciare" gli impianti ed apposto le viti di guarigione secondarie.
Conseguentemente sono state svolte tutte le manovre protesiche, impronte e varie prove fino alla cementazione del manufatto definitivo in lega preziosa e ceramica.
Per quanto riguarda l'arcata inferiore, abbiamo provveduto ad inserire due impianti a destra, avendo progettato un ponte (tra primo premolare e primo molare) e due impianti a sinistra per la sostituzione del primo premolare e del primo molare, mantenendo il primo premolare della paziente a cui è stata sostituita la vecchia otturazione, ormai incongrua, in amalgama, con composito.
Al termine del processo di osteointegrazione, essendo insufficiente il tessuto cheratinizzato, abbiamo provveduto ad eseguire in fase di "scappucciamento" un lembo a mezzo spessore riposizionato apicalmente, per garantire una migliore qualità dei tessuti perimplantari.
Qundi il caso è stato finalizzato mediante manufatti protesici in lega preziosa e ceramica.
venerdì 7 novembre 2014
Restauro di dente endodonticamente trattato mediante intarsio in composito tipo "Overlay"
II restauro adesivo, grazie al miglioramento dei materiali da adesione, sta trovando sempre più campi di applicazione nell'odontoiatria restaurativa e protesica.
In questo caso clinico abbiamo un dente , il secondo premolare superiore, completamente scoronato da un processo carioso avanzato e destruente.
Essendo stato trattato endodonticamente, solo un restauro diretto non garantirebbe una valida tenuta nel tempo, nonché sarebbe estremamente difficile il ripristino dei punti di contatto corretti con i denti adiacenti.
Nella radice dentaria sono stati inseriti pertanto due perni in fibra di vetro, cementati adesivamente, che permettono una maggior ritenzione del build-up coronale; quindi il dente viene preparato per permettere la presa d'impronta che una volta sviluppata consentirà al laboratorio odontotecnico di produrre il restauro i 2-3 giorni (Fig.1-2).
Abbiamo scelto l' Overlay in quanto il supporto di parete residuo palatino sarebbe stato troppo debole per la realizzazione di un Inlay.
Una volta ottenuto il restauro, si è provveduto alla cementazione, mediante cemento resinoso adesivo a duplice indurimento (Foto e auto) , rigorosamente sotto diga di gomma per il controllo dell'umidità (Fig.3).
Una volta fotopolimerizzato il materiale da cementazione, e atteso l'indurimento, il restauro è cementato; si può rimuovere la diga di gomma, rifinire, e ricontrollare la corretta occlusione.
Il vantaggio di tale tecnica è molteplice. Innanzitutto la preparazione non è sotto-gengivale, come nelle corone tradizionali in metallo-ceramica (o in ceramica integrale), e quindi c'è maggior rispetto per le strutture parodontali di supporto.
In secondo luogo, questa tecnica rappresenta una soluzione più economica e veloce per il paziente
mercoledì 5 novembre 2014
Rimozione amalgama e ricostruzione estetica di molare superiore
Molto spesso durante l'attività clinica capita di dover rimuovere vecchie otturazioni in amalgama, perché infiltrate da processi cariosi, e sostituire mediante restauri in composito estetico.
La procedura prevede l'applicazione della diga di gomma (Fig.1) e la rimozione dell'amalgama, contestualmente alla rimozione dei processi cariosi infiltranti sottostanti. Preparata così la cavità, viene pre-mordenzato lo smalto (Fig.2). Quindi, utilizzando sistemi adesivi self-etch + bonding e polimerizzando mediante luce ultravioletta (Fig. 3-4-5) si crea quello strato adesivo che permette l'adesione dei materiali compositi da ricostruzione.
Viene quindi applicato un primo strato di composito flow a sigillare la dentina ed i bordi e successivamente foto-polimerizzato (Fig. 6-7).
Si procede pluristratificando e fotopolimerizzando masse di composito, avendo cura di scegliere le tinte ed i valori di opacità adeguate a ricreare le trasparenze di un dente integro (Fig. 8-9), fino ad ottenere il risultato finale, da rifinire, mettere in corretta occlusione, e lucidare (Fig. 10).
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